Il caldo ci aveva un po' stancato, così abbiamo deciso di sederci su una panchina all'ombra dei platani, dietro al mercato. E da lì a poco ho conosciuto una cara signora.
"'C'è posto?" ci ha chiesto e le ho risposto "Prego, il sedile è però dispari" - le tavole della panchina, col tempo si sono disallineate - lei si è allora seduta affermando "Tanto la vita è tutta dispari". E ha iniziato così a raccontare la sua solitudine; suo marito non c'è più. Ho cercato di portare la conversazione sul positivo e ho avuto seguito. Nel parlare è così saltato fuori che era stata una sarta. Il suo lavoro è stato per lei, fin da bambina, una forte passione. La signora ha ora 82 anni. All'epoca sua madre era contraria al fatto che lei amasse cucire, voleva che studiasse per diventare maestra. Ma lei, invece, preferiva fare abiti per le bambole e con i pezzetti di stoffa riusciva a ricavare gli accessori, persino degli occhiali.
Nonostante la madre continuasse ad osteggiarla, la nostra tenace signora rimase ferma nel suo proposito " fare la sarta". Il suo primo vestito è stato il grembiule di scuola, per la sorellina, ideato e cucito interamente da lei. Aveva 16 anni quando ha disegnato e cucito un abito, modello kimono con un grande fiocco, fascione elastico sotto vita e spacchi laterali. E' piaciuto così tanto alle amiche e conoscenti di famiglia che da allora ha creato abiti su abiti, tailleur, cappotti, vestiti da sposa. Di notte si svegliava con l'idea dei modelli da disegnare. Proprio come accade ad ogni artista.
Alle sue clienti faceva riconsegnare, al negozio, le stoffe che non la convincevano. Cuciva e ricuciva, nel senso che un vestito partiva in un modo e poi c'erano modifiche continue, un creare in corso d'opera. Ha tutta la mia comprensione, anche a me succede così quando creo.
Ci ha parlato di come ha conosciuto suo marito, ripetendo spesso la frase: "Era destino". E mentre mi parlava mi guardava con uno sguardo vispo, che mi ha ricordato quello del mio vecchio professore di filmologia. Ah. mi ha anche detto: "della mia vita si potrebbe fare un film", anch'io l'ho pensato.
Mi piaceva il filo di rossetto rosa che si era data sulle labbra, mi riportava alla mia infanzia e al ricordo della dolce Rosina. la mia vicina di casa. Quando usciva, anche solo per andare dal fornaio, Rosina si metteva le scarpe con il tacchetto a spillo e un filo di rossetto, e quella trasformazione mi colpiva.
Su un pezzo di carta, la signora sarta ha tratteggiato le linee di abiti, insegnandomi le giuste proporzioni per ottenere lo scalfo per la manica. Domani mattina, con la luce, faccio la foto al suo schizzo e la metto qui nel post.
Ci siamo scambiate i numeri di telefono; andrò a trovarla, così vedrò i suoi magnifici abiti, tanto da lei descritti.
E' stato proprio un bell'incontro.
